
Il Parlamento Europeo ospita la statua dorata di Trump nudo, opera provocatoria di Jens Galschiøt
L’installazione davanti al Parlamento europeo di Strasburgo di una statua dorata che raffigura Donald Trump nudo ha attirato l’attenzione di media e visitatori già dai primi giorni di ottobre 2026. L’opera, intitolata The Orange Plague, è stata realizzata dallo scultore danese Jens Galschiøt e mostra l’ex presidente statunitense seduto sulle spalle di un uomo esile, con una scala della giustizia in una mano e un bastone da golf nell’altra, il cui pallone rappresenta un piccolo globo. La figura è interamente ricoperta da foglia d’oro a 23 carati su una struttura di rame, un dettaglio che l’artista collega direttamente alla convinzione di Trump che l’oro lo renda “grande”, come spiega nella descrizione del progetto.
Statua Trump nudo dorata: “The Orange Plague” e il suo messaggio politico
Come riporta Hyperallergic, Galschiøt ha concepito la scultura per affrontare “l’elefante nella stanza” e avviare un dibattito necessario su come le politiche statunitensi stiano compromettendo la possibilità globale di contrastare la catastrofe climatica. Il titolo stesso, “The Orange Plague”, allude al colore caratteristico dell’abbigliamento di Trump e lo presenta come una piaga che si diffonde. L’artista cita esplicitamente la fiaba di Hans Christian Andersen I vestiti nuovi dell’imperatore (1837), sottolineando che, proprio come il monarca della storia, Trump crede che l’oro lo renda invulnerabile nonostante la sua nakedness metaforica. La scala della giustizia e il globo da golf intendono criticare sia la presunta imparzialità del suo operato sia il suo disinteresse per la salute del pianeta, mentre il personaggio che lo sostiene rappresenta il peso che le nazioni e le popolazioni più vulnerabili subiscono sotto il suo potere.
Parlamento Europeo Strasburgo: collocazione e durata dell’esposizione
L’opera è stata inaugurata il 6 ottobre 2026 nella sede del Parlamento europeo a Strasburgo, su iniziativa dell’eurodeputato danese di sinistra Per Clausen, che ha sponsorizzato la mostra temporanea. Secondo le informazioni fornite dall’artista e confermate dalle fonti giornalistiche, la statua rimarrà visibile fino al giovedì 8 ottobre 2026, dopo di che verrà trasferita in Anatolia, in Turchia, in vista della COP31 prevista per il mese successivo. L’installazione si trova in uno dei punti di maggiore passaggio dell’edificio, collegando due edifici del complesso, e accanto ad essa vengono distribuite miniature 3D stampate della stessa scultura, pensate non solo come souvenir ma anche come strumenti di chiamata all’azione per i visitatori.
Riferimenti artistici e culturali: da Andersen alle precedenti opere di Galschiøt
Oltre al chiaro richiamo a I vestiti nuovi dell’imperatore, Galschiøt inserisce l’opera dentro un percorso più ampio di interventi provocatori che affrontano temi quali conflitti religiosi, autoritarismo, intolleranza razziale, violazioni dei diritti umani, crisi dei rifugiati, ingiustizia climatica e fame nel mondo. Tra le sue realizzazioni più note figura il Pillar of Shame (1997), monumento dedicato alle vittime del massacro di Piazza Tienanmen del 1989. L’artista ha inoltre precisato che questa non è la prima volta che Trump viene rappresentato in versione nuda per suscitare discussione: nel 2024 un’enorme effigie è apparsa nei dintorni di Las Vegas e nel 2016 diverse sculture a grandezza naturale sono state installate in vari luoghi degli Stati Uniti, tra cui Union Square a New York. Queste precedenti azioni dimostrano una continuità nel suo uso della nudità come strumento di satira politica e di denuncia sociale.
Reazioni e contesto politico attorno all’installazione
La presenza della statua ha generato reazioni contrastanti. Mentre alcuni visitatori la interpretano come una critica necessaria al potere e alle politiche ambientali di Trump, altri la considerano un gesto provocatorio che rischia di alimentare le tensioni transatlantiche. Per Clausen ha difeso l’iniziativa affermando che “se qualcuno è così suscettibile da non poter tollerare questa scultura nel Parlamento europeo, allora non ha posto sul palcoscenico mondiale”. Le bigliettine poste accanto all’opera riportano una frase attribuita al “King of Injustice” (altro nome con cui l’artista indica la scultura): “Sto seduto sulla schiena di un uomo. Lui sta affondando sotto il peso. Farei qualsiasi cosa per aiutarlo, tranne scendere dalla sua schiena”. Questo testo sintetizza la visione di Galschiøt secondo cui Trump beneficia di un sistema che lo sostiene mentre ignora le conseguenze delle sue azioni sul clima e sulla giustizia globale.
Conclusione
La statua dorata The Orange Plague di Jens Galschiøt si inserisce in una tradizione di arte pubblica che usa la satira visiva per mettere in luce contraddizioni di potere e politiche controverse. Collocata temporaneamente davanti al Parlamento europeo di Strasburgo, l’opera invita a riflettere sul ruolo degli Stati Uniti nella crisi climatica e sulla percezione di grandezza legata a simboli materiali come l’oro. Oltre al valore estetico, la distribuzione di miniature 3D stampate amplia l’obiettivo dell’artista: trasformare l’esperienza estetica in un invito concreto all’azione e al dibattito pubblico.