‹ Torna a KANRI
Addio a Sliman Mansour, il pittore che ha dato voce alla speranza palestinese
KANRI Arte e Fotografia

Addio a Sliman Mansour, il pittore che ha dato voce alla speranza palestinese

4 min di lettura

Sliman Mansour, pittore palestinese riconosciuto per aver narrato con le sue opere la speranza, l'umanità e la resistenza del suo popolo, è scomparso a Gerusalemme il 24 agosto 2026, all'età di 79 anni. La sua morte segna la perdita di una figura centrale nell'arte palestinese contemporanea, il cui linguaggio visivo ha dato voce a decenni di lotta per l'affermazione dell'identità e dei diritti.

Vita e importanza nell'arte palestinese

Nato nel 1947 a Birzeit, a nord di Ramallah, pochi mesi prima della Nakba, Sliman Mansour ha vissuto in prima persona gli eventi che hanno plasmato la storia palestinese. La sua formazione artistica è iniziata alla Bezalel Academy of Arts and Design di Gerusalemme, dove si è diplomato nel 1970. Nonostante l'esposizione all'espressionismo astratto, Mansour ha sviluppato uno stile realista, concentrandosi sulla rappresentazione della vita quotidiana e delle radici palestinesi. Fin da giovane, la sua arte è stata influenzata dal paesaggio di Birzeit, ricco di ulivi, e dalle tecniche tradizionali apprese dalla nonna, una ceramista che lavorava con fango e paglia. Queste memorie infantili e l'esperienza diretta del territorio hanno profondamente influenzato le sue scelte artistiche successive.

Le opere e i temi ricorrenti

Le opere di Sliman Mansour costituiscono un archivio visivo della cultura e della memoria palestinese. Le sue tele sono spesso popolate da figure di contadini, donne in abiti tradizionali e paesaggi collinari, arricchite da simboli come ulivi, aranci e colombe, che evocano la terra, la memoria e la speranza di pace. La sua pittura ha attinto anche all'antichità cananea, faraonica e assira, oltre che alle tradizioni islamiche e arabe di calligrafia e ornamento geometrico, creando un lessico visivo immediatamente riconoscibile.

Tra le sue creazioni più iconiche spicca Jamal al-Mahamel (Il Cammello delle Difficoltà) del 1973, un olio su tela che ritrae un anziano portatore curvo sotto il peso della città di Gerusalemme. Questo dipinto è diventato un'immagine simbolo della resistenza palestinese e del concetto di sumud, la salda perseveranza di fronte all'oppressione. Diverse versioni di quest'opera sono state realizzate nel tempo; una di esse ha stabilito un record d'asta per l'artista, venduta a 257.000 dollari nel 2015, superato poi nel 2025 da un'opera senza titolo del 2014. Altre opere significative includono Peace (1990), Children of Palestine (1990) e Woman in an Orange Grove (2013), che ripropongono la figura della donna palestinese come custode della terra e della memoria.

L'arte come resistenza palestinese

Per Sliman Mansour, l'arte non è stata solo espressione estetica, ma un mezzo diretto di resistenza. Nel corso della sua carriera, ha affrontato minacce e arresti da parte del governo israeliano, rimanendo fermo nell'affermare i diritti umani attraverso la pittura. La sua opera ha documentato la vita prima dell'occupazione e la devastazione successiva. Come ha dichiarato in un'intervista a Hyperallergic, "Qualsiasi cosa sia palestinese, anche solo essere qui, respirare e pensare, è una questione delicata per gli israeliani perché hanno costruito la loro narrativa negando la nostra esistenza. Il nostro lavoro non solo come pittori, ma come intellettuali – nella cultura, in tutto – è esprimere che noi siamo qui".

Questa visione si è concretizzata nel 1987, quando Mansour ha co-fondato il collettivo "New Visions" con altri artisti palestinesi come Vera Tamari e Nabil Anani. In risposta alla Prima Intifada, il gruppo ha boicottato i materiali artistici di produzione israeliana, scegliendo di lavorare con risorse locali come fango, paglia, legno, cuoio e tinture naturali. L'uso del fango, che si seccava e si apriva, ha simboleggiato sia il radicamento che la fragilità della terra palestinese, integrando fisicamente il territorio nell'arte.

Eredità Sliman Mansour

Sliman Mansour è stato una figura chiave nella comunità artistica palestinese, co-fondando la League of Palestinian Artists, che ha anche diretto per diversi anni, e contribuendo all'Al-Wasiti Art Center di Gerusalemme Est. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo e fanno parte di importanti collezioni come il Guggenheim Abu Dhabi e la Barjeel Art Foundation. Nel 2019, ha ricevuto il Premio UNESCO-Sharjah per la Cultura Araba, un riconoscimento del suo impatto duraturo. L'eredità di Sliman Mansour va oltre le sue singole opere; risiede nella sua capacità di aver costruito un vocabolario visivo che continua a ispirare nuove generazioni di artisti e a tenere viva la narrativa palestinese, unendo arte e impegno sociale e politico. La sua scomparsa, come quella di altre icone dell'arte, come Yayoi Kusama, ci ricorda il valore inestimabile di chi, attraverso la propria visione creativa, modella la comprensione del mondo e della storia.

Conclusione

Il lascito di Sliman Mansour è quello di un artista che ha trasformato la sofferenza e la speranza del suo popolo in immagini potenti e universali. La sua dedizione alla causa palestinese, espressa attraverso un linguaggio visivo autentico e radicato nella sua terra, lo rende un punto di riferimento per l'arte impegnata e un simbolo della resistenza culturale. La sua opera continuerà a essere un ponte tra la memoria storica e le aspirazioni future del popolo palestinese.