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Felix Gonzalez-Torres torna protagonista al Met
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Felix Gonzalez-Torres torna protagonista al Met

4 min di lettura

Il Metropolitan Museum of Art annuncia la prima grande mostra newyorkchina dedicata a Felix Gonzalez‑Torres da oltre trent’anni, intitolata The Spaces Between, che aprirà il 10 giugno 2027 e resterà aperta fino al 18 ottobre dello stesso anno, come riporta Hyperallergic. L’esposizione riunisce più di quaranta opere distribuite nelle gallerie della collezione permanente, offrendo una rilettura dell’arte concettuale dell’artista attraverso un dialogo con cinquemila anni di creatività umana.

The Spaces Between: titolo, curatori e collaborazione istituzionale

Il titolo prende spunto da una frase dell’elizabeth Bishop che Gonzalez‑Torres aveva faxato alla gallerista Andrea Rosen nel 1994: “I watched closely the spaces between the birds”. La mostra è organizzata dal curatore d’arte moderna e contemporanea del Met, David Breslin, in collaborazione con Ann Goldstein dell’Art Institute of Chicago, che ospiterà simultaneamente una diversa esposizione sull’artista. Il progetto gode del sostegno di fondazioni private quali l’Aretê Foundation/Betsy e Ed Cohen, Nancy Magoon, Kim e Jon Shirley, il Vanguard Council e Marguerite Hoffman, oltre a contributi del Diane W. e James E. Burke Fund.

Opere iconiche e temi ricorrenti

Tra le oltre quaranta opere selezionate spiccano alcuni lavori che hanno definito la pratica di Gonzalez‑Torres negli anni ’80 e ’90:

  • “Untitled (Go‑Go Dancing Platform)” (1991) – una pedana azzurra circondata da 48 lampadine che viene attivata una volta al giorno da un ballerino in lamé argentato, calzini e scarpe da ginnastica. L’opera oscilla tra eleggia per le comunità gay colpite dall’AIDS e spettacolo che coinvolge lo spettatore.
  • “Untitled (Perfect Lovers)” (1987‑1990) – due orologi a batteria posti fianco a fianco, inizialmente sincronizzati, che inevitabilmente si desincronizzano, metafora del tempo che passa e delle relazioni che si trasformano.
  • “Untitled (Revenge)” (1991) – un mucchio continuamente rifornito di caramelle blu avvolte in carta trasparente, riferimento al ritratto di zucchero del compagno Ross Laycock, scomparso per una malattia correlata all’AIDS.
  • “Untitled (Portrait of Ross in L.A.)” (1991) – un’altra pila di caramelle, spesso citata quando si discute della visibilità della crisi dell’AIDS nelle etichette museali.

Queste opere illustrano come l’artista trasformi materiali quotidiani – caramelle, orologi, luci – in meditazioni sull’amore, la perdita, il tempo e la partecipazione del pubblico, che diventa co‑autore prendendo una caramella o un foglio di carta.

Significato dell’arte e legame con la crisi dell’AIDS

La pratica di Gonzalez‑Torres è inseparabile dal contesto dell’epidemia di AIDS che ha segnato la sua vita e la comunità artistica newyorkchina degli anni ’80‑’90. Come sottolineato da Breslin, “la crisi dell’AIDS è stata il crogiolo che ha forgiato la sua chiarezza concettuale”. Le sue opere non si limitano a documentare la perdita; aprono spazi per nuove interpretazioni, permettendo a ciascun spettatore di inserire il proprio lutto, desiderio o memoria nei lavori. Questo approccio aperto ha reso le sue installazioni durevoli nel tempo, ma ha anche attirato critiche quando le istituzioni hanno cercato di separare l’estetica dal riferimento politico, come accadde nel 2022 all’Art Institute of Chicago con la rimozione temporanea della menzione di AIDS dall’etichetta di “Untitled (Portrait of Ross in L.A.)”.

Installazione nelle gallerie permanenti del Met

Invece di occupare una sola ala dedicata all’arte contemporanea, The Spaces Between disperde le opere in quattordici dipartimenti del museo, dall’Arte Americana Antica all’Armatura, dall’Arte Egizia alle sale dedicate agli interni britannici del XVIII secolo. Questa disposizione vuole mettere l’artista “in conversazione con cinquemila anni di creatività umana”, come dichiarato dal direttore Max Hollein. Alcune installazioni trovano posto in ambienti intimi – ad esempio una sala da pranzo georgiana – mentre altre occupano spazi monumentali come il Charles Engelhard Court della Ala Americana, dove la luce naturale enfatizza la qualità effimera delle opere. La scelta sottolinea l’importanza della circolazione, del contesto e della modalità di esposizione, temi centrali nella pratica di Gonzalez‑Torres, che invitava il pubblico a diventare parte attiva dell’opera attraverso il consumo di caramelle o la presa di fogli di carta.

Conclusione

La mostra The Spaces Between rappresenta un’occasione rara per ri‑valutare l’eredità di Felix Gonzalez‑Torres presso una delle istituzioni più prestigiose al mondo. Posizionando le sue opere accanto a reperti che coprono millenni, il Met non solo celebra l’innovazione concettuale dell’artista, ma invita anche a riflettere su come l’arte possa tenere insieme memoria personale e collettiva, specialmente in un periodo segnato da crisi sanitarie e sociali. L’apertura prevista per giugno 2027 offrirte a nuovi pubblici e a studiosi la possibilità di confrontarsi direttamente con lavori che continuano a chiedere: quali sono gli spazi tra il lutto e la resistenza, tra l’effimero e il permanente?