
Récit’Cité: il racconto visivo di Mortard, un quartiere di memoria
Mortard, il quartiere di memoria di Lure nella Franche‑Comté, è stato oggetto di un progetto editoriale che combina testimonianze orali e fotografia partecipata: il libro Récit’Cité nasce da tre anni di residenza dell’autore Julien Staudt, durante i quali ha raccolto racconti degli abitanti e li ha trasformati in narrazioni fittizie, mentre le immagini fornite dagli stessi residenti costituiscono il nucleo visivo del volume.
Come nasce il racconto visivo di Mortard
Il progetto parte da una collaborazione tra l’autore, la città di Lure e il Ministero della Cultura francese. Staudt ha vissuto nel quartiere, ha intervistato i residenti e ha curato la redazione dei testi. Le fotografie, invece, sono state scattate dagli abitanti stessi: ritratti di vita quotidiana, scorci architettonici e dettagli di spazi comuni. Ogni capitolo si apre con una composizione a pagina intera che accosta le immagini vernacolari a inquadrature più descrittive, creando una continuità tra memoria personale e rappresentazione collettiva.
Il design del libro, curato da Pascal Liénard, utilizza una carta Munken Lynx Rough con finitura leggermente testurizzata, che attenua i contrasti e conferisce una patina uniforme a tutte le pagine. Il formato compatto (15 × 24 cm) e la rilegatura perfect bound mirano a rendere il volume maneggevole senza ricorrere a eccessi estetici. I caratteri tipografici scelti – PP Acma, PP Rader e PP Writer – mantengono una leggibilità sobria, mentre il titolo tipografico in grassetto segna l’inizio di ogni sezione.
Qual è il valore storico del quartiere?
Mortard è stato un punto di incrocio per diverse ondate migratorie e per scambi interculturali sin dal XIX secolo. La memoria di questi flussi è ancora visibile nell’architettura del villaggio: case a schiera in pietra, cortili interni e piccoli spazi di aggregazione che testimoniano la vita di comunità. Le fotografie del progetto mostrano come questi elementi architettonici siano ancora presenti, anche se in parte degradati, e come gli abitanti li percepiscano come parte integrante della loro identità.
Il libro non si limita a descrivere gli edifici; inserisce le narrazioni personali in un contesto più ampio, evidenziando come la memoria collettiva si costruisca attraverso il racconto quotidiano. Questo approccio permette di leggere la storia di Mortard non solo come cronaca di eventi, ma come esperienza vissuta e trasmessa di generazione in generazione.
In che modo il progetto integra immaginazione e realtà?
Il punto di forza di Récit’Cité sta nella capacità di mantenere la fedeltà al reale pur adottando un linguaggio visivo più "poetico". Le foto originali, spesso a grain marcato, vengono inserite in una composizione che utilizza campi di colore per enfatizzare l’atmosfera del luogo. Il risultato è un documento che conserva l’autenticità delle immagini dei residenti, ma le colloca in una cornice narrativa più ampia, consentendo al lettore di percepire sia il contesto materiale sia quello emotivo.
Questa dualità è sostenuta dalla scelta di una carta opaca che riduce le riflessioni di luce, favorendo una lettura più intima. La decisione di non ricorrere a una stampa lucida o a effetti speciali rende il volume più accessibile e meno intimidatorio per chi lo sfoglia, in linea con l’intento di far riconoscere il contenuto agli abitanti stessi.
Quali sono le implicazioni per la cultura visiva contemporanea?
Il progetto dimostra come la fotografia partecipata possa avere un ruolo centrale nella documentazione di realtà locali. Coinvolgendo direttamente la comunità nella produzione visiva, si ottiene un archivio di immagini che non è filtrato da un osservatore esterno, ma riflette la percezione interna del luogo. Questo modello è rilevante per curatori, designer e studiosi che cercano metodi più inclusivi di rappresentazione.
Inoltre, la sinergia tra testo narrativo e immagine suggerisce una possibile evoluzione del libro d’artista: non più oggetto di esposizione, ma strumento di dialogo tra memoria collettiva e design editoriale. Il supporto cartaceo, con la sua texture e la sua dimensione contenuta, conferisce al progetto una tangibilità che il digitale fatica a replicare.
Conclusione
Récit’Cité offre un esempio concreto di come un racconto visivo di Mortard possa coniugare testimonianze orali, fotografia partecipata e design editoriale per creare un “quartiere di memoria” accessibile sia ai residenti sia a un pubblico più ampio. Il libro dimostra che la memoria di un luogo può essere preservata e reinterpretata senza sacrificare la realtà dei fatti, ponendo le basi per future iniziative di documentazione partecipata in altri contesti urbani o rurali.