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Lars Huismann: la melodia la scrivo con i filtri
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Lars Huismann: la melodia la scrivo con i filtri

5 min di lettura

A Berlino, nel suo studio mansardato, il produttore Lars Huismann ha sviluppato un approccio distintivo alla composizione elettronica. Invece di basarsi su melodie tradizionali, Huismann utilizza i filtri come elemento musicale principale, trasformando il sound design in una forma di scrittura. Questa metodologia è al centro del suo ultimo lavoro, l'album System Collapse, pubblicato su Monnom Black, dove le otto tracce esplorano le potenzialità della modulazione fil per costruire atmosfere e strutture sonore complesse.

La Melodia Nascosta nei Filtri

L'idea di Lars Huismann di impiegare i filtri al posto della melodia tradizionale è un pilastro della sua estetica sonora. Come ha raccontato in un'intervista per Attack Magazine, per lui "invece di scrivere una melodia, uso i filtri". Questo significa che il movimento e l'apertura o chiusura di un filtro non sono semplici effetti, ma diventano il cuore espressivo del brano, evolvendo lentamente per creare tensione e rilascio.

La sua filosofia si basa sulla pazienza e sulla sottigliezza. Huismann ricerca il momento in cui la ripetizione smette di essere tale, non per un cambiamento brusco, ma per un'accumulazione di micro-decisioni: un filtro che si apre per un minuto, un delay che si sposta impercettibilmente, una percussione che entra in modo quasi inavvertibile. Questa progressione lenta e organica mira a ottenere una "resa" da parte dell'ascoltatore, una forma di coinvolgimento più profonda di quella che può generare un semplice "drop".

Dal Ritmo alla Sottrazione: L'Approccio di Huismann

Lars Huismann ha iniziato la sua formazione musicale come batterista all'età di undici anni, studiando jazz, fusion e progressive metal. Nonostante questo background ritmico, il suo approccio alla produzione dub techno è quasi l'opposto. Mentre generi come il jazz e il metal si basano sull'accumulazione di elementi e sull'espansione del vocabolario musicale, la techno, per Huismann, è astrazione: "meno è più".

Questa mentalità di sottrazione è fondamentale per la sua musica. Con meno elementi in gioco, ogni singolo suono acquista maggiore rilevanza, e il silenzio diventa una componente strutturale. Huismann paragona questo processo alla scultura: se il jazz costruisce con l'argilla, la techno parte dal marmo e rimuove materiale fino a rivelare la forma. Questa attenzione allo spazio si riflette anche nei suoi set, che si attestano tra i 143 e i 145 BPM: un ritmo sufficientemente energico per spingere la pista, ma con abbastanza "spazio negativo" per permettere al groove di svilupparsi. "Le persone non ballano sul colpo di cassa", afferma Huismann, "ma su ciò che accade tra i colpi".

L'Architettura Sonora di System Collapse

L'album System Collapse è una dimostrazione pratica di questa filosofia. Composto da otto tracce, il disco si sviluppa attraverso un percorso che, pur non essendo stato concepito inizialmente come un concept album, ha assunto una sua architettura interna. La progressione è deliberata: si parte dall'apertura di "Neon Shadows", che Huismann definisce il "volto più amichevole" del disco, per poi addentrarsi in territori più fisici e austeri. Tracce come "Atonal" rappresentano un "respiro profondo", mentre "Reversed Alignment" chiude l'album con il pezzo più radicale che il produttore abbia mai firmato.

La pressione sonora in System Collapse raramente dipende da "drop" esagerati. Huismann predilige cambiamenti che richiedono tempo per essere assorbiti fisicamente prima che l'ascoltatore li registri a livello intellettuale. Questo approccio conferisce un'intensità credibile e duratura alla sua musica.

Nel Laboratorio di Berlino: Hardware e Software per il Sound Design Elettronico

Per la creazione di System Collapse, Lars Huismann ha aperto le porte del suo studio di Berlino, rivelando gli strumenti e le tecniche sound design elettronico che impiega. Nonostante la severità industriale della sua musica, i suoi metodi sono meno clinicamente moderni di quanto si possa immaginare. Al centro del suo workflow c'è FL Studio, il software che, come dichiara, sceglierebbe di nuovo.

Il suo setup hardware è integrato con il software per ottenere un suono distintivo. Utilizza monitor Yamaha HS8 con correzione Sonarworks SoundID Reference, e per i dettagli si affida a cuffie collegate a un SPL Phonitor One. La gestione dell'audio è affidata a una RME MADIface USB e a un convertitore Ferrofish Pulse 16 MX, che permettono di instradare i segnali hardware dentro e fuori FL Studio senza dover riconfigurare continuamente.

Tra gli strumenti più caratteristici figurano un mixer Mackie SR24-4-VLZ Pro, apprezzato per il suo "carattere sporco" e la capacità di aggiungere grinta ai suoni di batteria, e un deck a cassette Tascam 122MKII abbinato a un compressore Alesis 3630. Questa combinazione viene usata per ottenere la saturazione del nastro, un "collante" che conferisce alle produzioni di Huismann un'imperfezione e un calore che le distinguono dalla pulizia eccessiva delle produzioni contemporanee. Il nastro, infatti, è il suo modo per recuperare quella "sporcizia invece della lucidatura" che caratterizzava il sampling dei primi anni 2000.

L'uso di sintetizzatori classici come i Roland JV-2080 e Super JV-1080, insieme a campionamenti e risampionamenti dei suoi stessi suoni, e l'integrazione di processi di dub e sequencing EBM (come in "Havoc"), completano un quadro di produzione che bilancia tecnica moderna e un'estetica sonora radicata in un approccio più analogico e tattile. Per chi volesse approfondire il genere, si possono trovare altri esempi di maestria elettronica in album come Movements dei Booka Shade o le produzioni di Orbital.

Conclusione

Lars Huismann, con System Collapse, non si limita a proporre un album di techno, ma ridefinisce i confini della composizione elettronica. La sua scelta di utilizzare i filtri come veicolo principale per la melodia, unita a un approccio di sottrazione e a un'attenta integrazione di hardware e software, lo posiziona come una voce significativa nel panorama della musica elettronica contemporanea. Il suo lavoro dimostra come la ricerca sonora e una profonda comprensione delle dinamiche percettive possano dar vita a un'esperienza d'ascolto che è al tempo stesso tecnica, atmosferica e profondamente coinvolgente.