
Ibrahim Mahama: la memoria collettiva torna a fiorire al Fondation Cartier
Al Fondation Cartier di Parigi, l'artista ghanese Ibrahim Mahama presenta "The Harvest Season", una mostra che dal 22 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 esplora la memoria collettiva, l'eredità post-coloniale e le aspirazioni di indipendenza del Ghana. L'esposizione, che occupa tutti gli spazi della rinnovata sede di Place du Palais-Royal, è il risultato di una collaborazione con nove artisti e collettivi, tra cui la sua ex mentore Dorothy Amenuke, e si configura come un dialogo aperto tra pratiche artistiche e archivi storici.
Un dialogo sulla memoria e la comunità
"The Harvest Season" al Fondation Cartier si concentra sull'interconnessione tra memoria collettiva e costruzione di comunità. Ibrahim Mahama, noto per le sue installazioni su larga scala, ha invitato la sua ex professoressa e artista Dorothy Amenuke a partecipare, riconoscendo il suo ruolo formativo e l'influenza nella sua pratica. Amenuke è stata tra i primi a introdurre l'uso di materiali sperimentali nel curriculum della Kwame Nkrumah University of Science and Technology (KNUST) di Kumasi, dove Mahama ha studiato. Questa collaborazione sottolinea un approccio all'arte che trascende l'oggetto per abbracciare la condivisione e la trasmissione del sapere.
Mahama stesso, come racconta in un'intervista a Elephant.art, vede la sua pratica come un processo di costruzione di comunità e di ridistribuzione, sia in termini artistici che materiali e ideologici. La mostra diventa così uno spazio per esplorare come le idee e le esperienze possano essere "raccolte" dal passato per nutrire il futuro.
Materiali quotidiani, significato profondo
Il significato simbolico delle installazioni di Mahama si manifesta nell'uso di materiali comuni e oggetti d'uso. Un esempio è l'opera Parliament of Ghosts, dove sgabelli storicamente trasportati in Europa come oggetti etnografici vengono riposizionati a Parigi. Questi sgabelli, che mostrano segni di usura e riparazione, sono offerti ai visitatori, invitandoli a sedersi e a partecipare attivamente all'esperienza. Questo gesto trasforma oggetti di patrimonio industriale del Ghana in veicoli per lo scambio di idee e per una riconnessione con la loro origine e funzione comunitaria.
L'artista impiega materiali che, nella sua visione, "riescono a incarnare questi deficit in molti modi diversi". Attraverso l'agenzia artistica e la responsabilità collettiva, Mahama cerca di "scavare le promesse nascoste nel decadimento e nei deficit della storia". Questa esplorazione dei materiali quotidiani e della loro storia intrinseca è un elemento chiave dell'arte contemporanea ghanese presentata in questa mostra.
Dal passato coloniale al futuro del Ghana
La mostra "The Harvest Season" esplora la relazione tra il passato coloniale e il futuro del Ghana riattivando gli immaginari legati alle utopie politiche, culturali e sociali emerse durante i movimenti di indipendenza africani negli anni '50 e '60. Mahama sottolinea come il periodo coloniale abbia generato un "severo deficit" e come l'era dell'indipendenza abbia portato grandi promesse, seguite da un declino nel periodo post-indipendenza.
L'esposizione si propone di interrogare i futuri possibili, utilizzando l'arte come strumento per rileggere la storia e immaginare nuove prospettive. Questo approccio alla ricostruzione culturale post-coloniale non è nostalgico, ma orientato alla speranza, cercando di capire come le esperienze passate possano informare e plasmare un domani più ottimista. Ibrahim Mahama ricostruisce il passato per immaginare un futuro è un tema ricorrente nella sua ricerca.
La rete artistica ghanese: un progetto collettivo
La mostra è un progetto profondamente collettivo, che risponde alla domanda sul ruolo della collaborazione tra Mahama e gli artisti locali ghanesi nell'esposizione. Oltre a Dorothy Amenuke, partecipano altri otto artisti e collettivi, tra cui Gideon Appah, James Barnor, il Cercle d’Art des Travailleurs de Plantation Congolaise (CATPC), Courage Dzidula Kpodo & Postbox Ghana, Zohra Opoku, Tjaša Rener e Feda Wardak. Questa ampia partecipazione riflette la visione di Mahama di un'arte che è intrinsecamente legata alla comunità e alla condivisione.
Il progetto si estende oltre i confini del museo, trovando risonanza con i centri d'arte che Mahama ha fondato a Tamale, nel nord del Ghana, dal 2019. Questi spazi sono concepiti per la creazione, la trasmissione e l'ancoraggio locale, promuovendo una rete di istituzioni culturali indipendenti in Africa con un forte accento sulla pedagogia. L'opera del fotografo James Barnor, ad esempio, si estende su sette decenni e documenta la società ghanese in rotta verso l'indipendenza, condividendo con Mahama la volontà di trasmettere il patrimonio culturale e industriale del Ghana alle nuove generazioni. Questa mostra arte africana a Parigi diventa quindi una vetrina per un ecosistema artistico dinamico e interconnesso.
Conclusione
"The Harvest Season" di Ibrahim Mahama al Fondation Cartier offre una prospettiva articolata sull'arte contemporanea ghanese, sulla memoria collettiva e sulle promesse di un futuro post-coloniale. Attraverso opere che invitano all'interazione e alla riflessione, la mostra sottolinea l'importanza della comunità, della collaborazione e della rilettura del passato per costruire nuove narrazioni. È un invito a considerare l'arte non solo come espressione individuale, ma come forza attiva nella ridistribuzione delle idee e nella ricostruzione culturale.