
Ritrovati due dipinti di Eastman Johnson scomparsi negli anni ’70
Due dipinti di Eastman Johnson, ritenuti scomparsi da un furto avvenuto negli anni ’70, sono stati individuati in una collezione privata del Connecticut e restituiti ai legittimi proprietari istituzionali. Il recupero, avvenuto quasi cinquant’anni dopo il trafugamento, mette in luce il ruolo delle case d’asta e del lavoro di provenance nel contrastare il mercato illegale dell’arte.
Quali opere sono state ritrovate
I due lavori restituiti sono The Young Mother (circa 1873) e Mary and Her Lamb (1877). Entrambi sono piccoli oli su tela che raffigurano scene domestiche e sentimentali, probabilmente ispirati alla figlia dell’artista, Ethel, nata nel 1870. Le tele erano state rubate rispettivamente dalla Hirschl & Adler Galleries di New York il 6 maggio 1978 e dalla Kenneth Lux Gallery il 27 aprile dello stesso anno. Dopo quasi cinque decenni di assenza dai registri ufficiali, i dipinti sono ricomparsi in un’eredità familiare lunga generazioni, dove i nuovi proprietari li avevano acquistati senza conoscerne la storia.
Come è avvenuto il ritrovamento
Il punto di svolta è stato l’occhio attento di Brandon Levine, antiquario di Long Island, che durante l’inventario di una collezione privata ha notato le iniziali “E.J.” su una delle tele. Insospettito, ha contattato Sandra Germain, proprietaria di Shannon’s Fine Art Auctioneers nel Connecticut, che ha riconosciuto immediatamente lo stile di Eastman Johnson. Germain ha quindi indirizzato Levine verso il catalogo ragionato online dell’artista, compilato da Patricia Hills e Abigael MacGibeny, dove entrambe le opere risultavano registrate come rubate nel 1978. La verifica è stata completata mediante una consulenza all’Art Loss Register, il più grande database privato di opere d’arte scomparse, che ha confermato la corrispondenza con le denunce di furto. La collaborazione tra l’antiquario, la casa d’asta e i legittimi eredi ha permesso la restituzione senza contenziosi: una tela è tornata alla Hirschl & Adler Galleries, l’altra è stata riconsegnata ai discendenti di Kenneth Lux, scomparso nel 2020.
Chi è Eastman Johnson e perché le sue opere contano
Eastman Johnson (1824‑1906) è considerato uno dei principali pittori di genere statunitensi dell’Ottocento. Nato nel Maine, trascorse sei anni in Europa studiando i maestri olandesi prima di tornare negli Stati Uniti, dove si dedicò a ritratti e scene di vita quotidiana, dalle rappresentazioni della vita rurale a quelle della guerra civile. Fu anche tra i fondatori del Metropolitan Museum of Art nel 1870. La sua produzione, catalogata in quasi 1.500 opere, è nota per l’attenzione ai dettagli narrativi e per il trattamento empatico di soggetti afroamericani, riflesso dell’impegno abolizionista della sua famiglia. Il recupero di The Young Mother e Mary and Her Lamb aggiunge due tasselli importanti a un corpus che, nonostante sia stato a lungo oscurato da nomi come Winslow Homer, sta riguadagnando interesse tra studiosi e collezionisti per la sua capacità di raccontare l’America del periodo post‑guerra civile.
Il valore del recupero per il mercato dell’arte
Oltre al significato storico, le due tele hanno un valore economico notevole. Secondo le stime di Shannon’s Fine Art Auctioneers, ciascuna potrebbe raggiungere i 100.000 dollari, per un totale potenziale di circa 200.000 dollari. Questo episodio sottolinea due punti chiave per il settore: primo, l’importanza della due diligence nelle transazioni, soprattutto quando opere vengono trasferite per eredità o acquisti di seconda mano; secondo, l’efficacia dei cataloghi ragionati digitali e dei registri internazionali come l’Art Loss Register nel rintracciare beni che, dopo decenni, possono riapparire sul mercato senza che i nuovi possessori ne conoscano il passato. Come ha dichiarato James Ratcliffe, direttore dell’Art Loss Register, non è raro che opere rubate emergano dopo cinquant’anni o più, spesso semplicemente perché ricompaiono sulle pareti di una abitazione privata.
Conclusione
Il ritorno di The Young Mother e Mary and Her Lamb dimostra che la collaborazione tra antiquari, case d’asta, archivi scholarly e banche dati di perdite può risolvere casi di furto che sembravano ormai chiusi. Oltre a restituire ai legittimi proprietari un pezzo della loro storia collettiva, il caso rafforza la fiducia nel sistema di tutela dell’arte e ricorda che la vigilanza nel mercato rimane indispensabile, anche mezzo secolo dopo un crimine.