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Prima occhiata all’arte del nuovo Obama Presidential Center
KANRI Storia del Design

Prima occhiata all’arte del nuovo Obama Presidential Center

3 min di lettura

Il nuovo Obama Presidential Center di Chicago, aperto al pubblico a fine giugno 2026, si presenta non solo come biblioteca e spazio civico, ma anche come un vero museo a cielo aperto, dove più di ventotto opere commissionate dialogano con la storia afro‑americana e con la vita quotidiana del South Side.

Quali artisti hanno plasmato il campus?

Il programma di commissioni, curato da Virginia Shore, Crystal Moten e Louise Bernard, riunisce nomi di spicco della scena contemporanea: Idris Khan, Theaster Gates, Lorna Simpson, María Magdalena Campos‑Pons, Maya Lin, Mark Bradford, Julie Mehretu e molti altri. Alcune installazioni nascono da un’indicazione tematica, ma la maggior parte degli autori ha goduto di “libertà creativa” per rispondere alle specifiche architettoniche del campus.

“Il centro è un’opportunità per far parlare l’arte del percorso di vita degli Obama”, spiega la curatrice Shore in un’intervista a Hyperallergic.

Idris Khan: “Sky of Hope”

Khan ha trasformato il soffitto più alto del complesso in un “cielo” di parole. La sua opera, Sky of Hope, raccoglie migliaia di timbri manuali tratti dal discorso di Obama a Selma del 2015, l’anniversario della marcia per i diritti civili. Le parole si dipanano lungo una parete che si restringe verso una lucernetta, creando un effetto di salita visiva che richiama la speranza e la lotta per la giustizia.

Maya Lin e l’acqua come metafora

Maya Lin, celebre per il Vietnam Veterans Memorial, ha realizzato Seeing Through the Universe, una scultura d’acqua situata nel giardino interno. L’installazione, ancora in fase di attivazione al momento dell’apertura, utilizza un flusso delicato per riflettere il paesaggio urbano e la memoria storica del parco di Jackson. Un breve video su Instagram mostra Lin mentre supervisiona l’attivazione dell’acqua, confermando la sua presenza sul sito.

Rappresentazioni pittoriche: Njideka Akunyili Crosby

Nel nuovo edificio è stato commissionato il primo ritratto ufficiale degli Obama, dipinto da Njideka Akunyili Crosby. L’opera, ancora non svelata al pubblico, promette di coniugare la tradizione del ritratto istituzionale con una sensibilità contemporanea, inserendosi tra le pareti della Reading Room dove Aliza Nisenbaum ha già realizzato un murale.

Un percorso immersivo tra arte e comunità

Il campus non è solo una galleria: accoglie una palestra NBA, una biblioteca della Chicago Public Library, un orto urbano e spazi di incontro. Le installazioni sono distribuite lungo percorsi pedonali che invitano i visitatori a scoprire l’arte “in situ”. Julie Mehretu, ad esempio, ha progettato un vitraletto colorato che funge da filtro di luce per una sala studio, mentre Kiki Smith ha inserito sculture in legno nella zona giochi, creando un dialogo diretto con i più giovani.

Tensioni e speranze nella comunità locale

Il progetto ha suscitato entusiasmo ma anche preoccupazioni. Alcuni residenti temono un aumento dei costi abitativi e la gentrificazione del South Side. Devon Vanhouten‑Maldonado, dirigente di SkyART, ha chiesto al Obama Foundation di garantire partnership concrete con le organizzazioni artistiche locali, affinché il centro diventi un “catalizzatore” piuttosto che un semplice attrattore turistico.

Come si inserisce il centro nel panorama dell’arte pubblica di Chicago?

Negli ultimi anni la città ha visto una proliferazione di murales, sculture e installazioni in spazi pubblici, spesso promosse da artisti residenti come Tonika Lewis Johnson. L’Obama Presidential Center si inserisce in questo contesto, ma eleva il concetto di arte pubblica a livello nazionale, grazie alla sua scala, al budget di 850 milioni di dollari e alla presenza di una collezione paragonabile a quella di grandi musei internazionali.

Conclusione

Il nuovo Obama Presidential Center è molto più di un monumento alla presidenza di Barack Obama: è un laboratorio vivente dove arte, educazione e vita di quartiere si intrecciano. Le opere di Khan, Lin, Crosby e degli altri 30 artisti non solo celebrano il passato, ma invitano a una riflessione attiva sul futuro della comunità di Chicago e sul ruolo della cultura nella costruzione di una società più inclusiva.