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Prune Nourry invade il Petit Palais con la mostra “Visionaries”
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Prune Nourry invade il Petit Palais con la mostra “Visionaries”

4 min di lettura

Prune Nourry inaugura al Petit Palais di Parigi la mostra personale “Visionaries”, aperta dal 20 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027. L’esposizione, realizzata in collaborazione con la Galerie Templon, mette in dialogo nuove sculture dell’artista con la collezione permanente del museo per riportare all’attenzione pubblica diciotto scultrici dimenticate della fine Ottocento e inizio Novecento. Come riporta Artsy, il percorso si sviluppa tra il forecourt, le gallerie di scultura e i giardini, creando un confronto diretto tra le opere di Nourry e i gessi che costituiscono quasi il 70 % delle sculture presenti nel palazzo.

Prune Nourry Visionaries Petit Palais: la mostra e il suo percorso

L’esposizione occupa l’intero edificio: sul piazzale antistante accoglie Mothership, una figura ibrida che combina le forme di una donna incinta e lo scafo arrugginito di una nave. All’interno della North Pavilion, la galleria di scultura ospita i diciotto ritratti in gesso realizzati da Nourry, ciascuno ispirato a una scultrice storica selezionata da un team di tre storiche dell’arte. Lungo il percorso sono inoltre presenti una ventina di lavori precedenti dell’artista, tratti dalle serie Holy Daughters e Venus, che variano da pochi centimetri a oltre venti metri di lunghezza. Il visitatore è invitato a cercare gli occhi di marmo nero inseriti nei busti e nei piedistalli delle opere del museo, un dettaglio che crea una “caccia al tesoro” visiva e mette a confronto epoche diverse, dall’antichità al contemporaneo.

Mostra Prune Nourry Parigi: le scultore riscoperte

Le diciotto figure oggetto dei nuovi busti sono Käthe Kollwitz, Nancy Elizabeth Prophet, Hélène Bertaux, Jane Poupelet, Consuelo de Saint‑Exupéry, Selma Hortense Burke, Daria Gamsaragan e Sarah Bernhardt, insieme ad altre nove artiste meno note. Queste donne hanno lavorato in un periodo in cui l’accesso all’istruzione artistica era limitato e le loro opere erano spesso relegate al ruolo di modello o musa. Il progetto di ricerca, durato un anno, ha raccolto scritti e ritratti fotografici per ricostruire la loro presenza nella storia della scultura, evidenziando come la loro esclusione dalle narrazioni istituzionali derivi da una cancellazione strutturale piuttosto che da una mancanza di produzione. Il Petit Palais stesso riflette questa disparità: soltanto il 4 % delle opere della collezione è stato realizzato da artiste donne, e soltanto quattro scultrici femminili sono attualmente rappresentate.

Materiali e installazioni: dal Mothership agli occhi di marmo

Nourry ha scelto il gesso come materiale principale, in sintonia con la collezione del Petit Palais, dove la maggior parte delle sculture sono copie in gesso mai destinate al bronzo definitivo. Questa scelta sottolinea l’idea di opere “studio” che, nonostante la loro natura provvisoria, hanno resistito al tempo mentre le versioni in bronzo sono spesso scomparse. Oltre ai nuovi busti, che variano da 70 cm a 3,5 m di altezza, l’artista ripresenta alcune delle sue opere più conosciute, come le Terracotta Daughters, inserendole in un percorso che esplora la scala del corpo femminile in tutte le sue dimensioni. Gli occhi di marmo nero, ricorrenti sia nei suoi lavori che nei piedistalli delle sculture del museo, fungono da elemento di continuità visiva e invitano il pubblico a confrontare le diverse epoche rappresentate.

Impatto e contesto: perché la mostra parla di erasure femminile

L’esposizione non si limita a celebrare artiste dimenticate; vuole mettere in luce le meccaniche storiche che hanno portato alla loro invisibilità. Nourry, che ha vissuto personalmente l’esperienza della malattia e ha diretto il documentario Serendipity (2019), porta nella mostra una riflessione sul corpo, sull’identità e sulla dipendenza tra specie, temi già presenti nelle sue precedenti ricerche con genetisti, sociologi e archeologi. Collocando i suoi nuovi ritratti accanto alle opere della collezione permanente, il Petit Palais offre una occasione concreta per riequilibrare la rappresentazione di genere nelle proprie sale, affrontando direttamente il vuoto che caratterizza meno del cinque per cento delle acquisizioni femminili.

Conclusione

“Visionaries” trasforma il Petit Palais in un laboratorio di memoria e correzione: attraverso gesso, marmo e una disposizione spaziale che invita alla scoperta, Prune Nourry restituisce voce e volto a diciotto scultrici che la storia ufficiale aveva relegato nell’ombra. La mostra, aperta fino al 24 gennaio 2027, si inserisce nel panorama delle mostre Parigi 2026‑2027 come un esempio di come l’arte contemporanea possa intervenire sulle lacune istituzionali, offrendo al pubblico un’esperienza che è al contempo estetica, storica e critica.