
Il Padiglione Polacco alla Biennale scioglie i confini del suono
Il Padiglione Polacco alla Biennale Arte 2026 a Venezia presenta Liquid Tongues, un'installazione audio-video di Bogna Burska e Daniel Kotowski che usa il canto delle balene come chiave per ripensare la comunicazione. Curata da Ewa Chomicka e Jolanta Woszczenko e prodotta da Zachęta National Gallery of Art, l'opera immerge il visitatore in uno spazio dove suono, segno e movimento si sovrappongono senza gerarchie.
Cosa è "Liquid Tongues" e come funziona
Al centro dell'installazione c'è Chór w Ruchu (Choir in Motion), un ensemble di performer Deaf e udenti che narra la storia del biologo Roger Payne, le cui registrazioni del 1970 dei canti della balenottera megattera contribuirono a mobilitare il divieto di caccia alle balene. La narrazione avviene simultaneamente in inglese parlato e International Sign Language. La coreografia di Alicja Czyczel segue la logica degli sciami di pesci: nessun solista, nessun direttore. La musica è di Aleksandra Gryka, la cinematografia di Magda Mosiewicz. Il tutto si svolge in parte sott'acqua, dove la percezione cambia.
Chi sono gli artisti e i curatori
Bogna Burska lavora dal 1990 tra installazione, video e performance; ha cofondato Artmix, la prima pubblicazione online polacca dedicata a feminismi e studi di genere. Daniel Kotowski è un artista Deaf il cui lavoro indaga lingua, biopotere e oppressione dell'addestramento fonetico. I curatori sono Ewa Chomicka e Jolanta Woszczenko; il commissario è Agnieszka Pindera. L'allestimento include video proiettati in una piscina a Varsavia, onde acustiche a bassa frequenza modellate sulle vocalizzazioni dei cetacei e sull'ecolocalizzazione.
Accessibilità e comunicazione: il concetto di Deaf Gain
L'opera si fonda sul concetto di Deaf Gain, termine coniato dallo studioso H-Dirksen L. Bauman che ridefinisce la sordità non come deficit ma come espansione culturale e percettiva. Come racconta una curatrice in un articolo per Hyperallergic, l'accessibilità non è un'aggiunta all'opera: è la sua epistemologia intera. Per i visitanti con corpi che elaborano il sensoriale in modo diverso, il significato arriva attraverso pelle, ossa e sterno tanto quanto attraverso l'orecchio. I due artisti spiegano che nell'ambiente acquatico le persone Deaf comunicano liberamente in lingua dei segni, mentre le persone udenti producono suoni distorti — un'inversione che diventa spazio di esperimento comunicativo.
Il ruolo dei canti delle balene
I canti delle balene non sono un ornamento: sono il filo conduttore che lega la storia di Payne alla riflessione sulla marginalità. Le registrazioni del 1970, raccolte nell'album Songs of the Humpback Whale, rivelarono al mondo l'intelligenza e la ricchezza culturale dei cetacei. Burska e Kotowski usano quelle vocalizzazioni per costruire un ponte tra comunicazione umana e non umana, tra lingua dei segni e suono subacqueo. Come scrivono le artiste, quando si smette di assumere che il linguaggio debba essere parlato e/o umano, si aprono futuri post-antropocentrici.
Conclusione
Liquid Tongues al Padiglione Polacco della Biennale Arte 2026 è un'opera che trasforma l'accessibilità da gesto marginale a struttura fondamentale. Tra balene, segni e acque, l'installazione propone una politica del suono in cui ogni canale — voce, segno, immagine, vibrazione — ha uguale peso. Nessuno è originale, tutto è traduzione.