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Bao Fast Foods: fast‑food open‑source per reinventare il menu
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Bao Fast Foods: fast‑food open‑source per reinventare il menu

4 min di lettura

Bao Fast Foods ha lanciato “Bao Source Code”, una piattaforma open‑source che rende disponibili al pubblico tutti i file di design relativi al packaging, ai segnaposto e ai layout dei nuovi ristoranti. L’iniziativa, presentata a giugno, trasforma il concetto tradizionale di fast‑food in un modello di co‑creazione: i clienti e i designer possono scaricare, modificare e riutilizzare le grafiche modulari per personalizzare il proprio pasto o proporre nuove varianti di menu.

Come funziona il “Bao Source Code” e quali file sono disponibili?

Il “Bao Source Code” è un archivio digitale che raccoglie playbook, specifiche di prodotto e gli asset grafici alla base dell’identità di Bao Fast Foods (BFF). Tra i file rilasciati troviamo:

  • Template di packaging: layout vettoriali per scatole, sacchetti e contenitori, pensati per essere facilmente adattabili a diverse combinazioni di colore e forma.
  • Segnaposto per ingredienti: icone rasterizzate e vettoriali che rappresentano singoli componenti del menu (salse, topping, bevande).
  • Guide di branding: regole tipografiche, palette cromatica e linee guida per l’applicazione del logo in contesti sia fisici sia digitali.

Tutti i materiali sono ospitati su una repository pubblica e possono essere scaricati senza costi, con l’invito a inviare feedback o versioni riviste direttamente al team di Bao. Come riporta il reportage di Creative Review, l’obiettivo è “costruire BFF in pubblico”, aprendo il processo creativo a una community più ampia.

In che modo il design modulare consente la personalizzazione del pasto?

Le grafiche sono organizzate in moduli indipendenti: ogni elemento (ad esempio una confezione per il bao, un’etichetta per la salsa o un cartellino per il tavolo) può essere combinato con gli altri in maniera flessibile. Questo approccio permette al cliente di:

  1. Scegliere il formato – confezione piccola, media o grande, a seconda della quantità ordinata.

  2. Selezionare la palette – i colori disponibili (rosso, bianco, nero e vari accenti) si adattano alle preferenze visive del cliente o al tema di un evento.

  3. Aggiungere icone personalizzate – grazie ai file di icone open‑source, è possibile inserire simboli che indicano allergeni, preferenze vegane o promozioni stagionali.

Il risultato è un menu fast‑food modulare che si adatta sia al singolo consumatore sia a partnership commerciali (es. collaborazioni con brand di bevande o eventi pop‑up). La modularità riduce i tempi di stampa e consente aggiornamenti rapidi, mantenendo la coerenza visiva del brand.

Quali vantaggi porta un approccio open‑source a un brand di fast‑food?

  • Riduzione dei costi di sviluppo: condividendo i file di design, Bao elimina la necessità di commissionare agenzie esterne per ogni variazione di packaging.
  • Accelerazione dell’innovazione: la community può proporre nuove combinazioni di colori o layout, fornendo al brand spunti immediati senza lunghi cicli di approvazione interno.
  • Trasparenza e fiducia: rendere pubblici i propri asset dimostra una volontà di dialogo con i consumatori, rafforzando la percezione di un marchio “community‑driven”.
  • Scalabilità internazionale: i file sono già predisposti per essere adattati a mercati diversi, facilitando l’espansione in altre città senza ricreare da zero l’identità visiva.

Questi benefici si distinguono nettamente da un modello tradizionale, dove il branding è custodito come proprietà intellettuale chiusa e le modifiche richiedono approvazioni gerarchiche.

Come partecipare alla co‑creazione del menu di Bao Fast Foods?

Bao ha strutturato diversi canali per coinvolgere gli utenti:

  • Contest periodici: i designer possono inviare versioni alternative di packaging o icone; le proposte vincitrici vengono integrate nella produzione e il creatore riceve credito sul sito.
  • Piattaforme di collaborazione: la repository è collegata a GitHub, dove è possibile aprire pull request con modifiche ai file SVG o alle specifiche di layout.
  • Social media: attraverso Instagram e Twitter, Bao condivide esempi di personalizzazioni realizzate dalla community e invita a commentare con suggerimenti.
  • Workshop offline: occasionalmente vengono organizzati eventi in loco, nei ristoranti di Londra, dove i partecipanti possono testare in tempo reale le grafiche su stampanti 3D o su macchine da stampa digitale.

Chiunque abbia familiarità con software di grafica vettoriale può contribuire immediatamente, senza dover sottostare a barriere burocratiche.

Il concept ispirato ai convenience store asiatici

Il nuovo brand si ispira al ruolo dei convenience store in Asia, dove i punti vendita fungono da “infrastruttura sociale” quotidiana. Bao Fast Foods adotta una identità visiva che richiama la segnaletica dei negozi di prossimità: icone a bassa risoluzione, palette rosso‑bianco‑nero e layout funzionali. Come sottolinea il co‑fondatore Shing Tat Chung in una dichiarazione a Creative Review, l’obiettivo è “usare il design per ispirare attraverso il cibo, costruendo un marchio in apertura”. La combinazione di estetica familiare e apertura al pubblico rende il concept adatto a spazi urbani dove la rapidità del servizio è fondamentale, ma la personalizzazione resta al centro dell’esperienza.

Conclusione

Bao Fast Foods dimostra che l’open‑source può andare oltre il software, estendendosi al design di prodotto e al branding di un ristorante. Con il “Bao Source Code” il brand offre un menu fast‑food modulare e invita la community a co‑creare, riducendo costi, velocizzando l’innovazione e rafforzando il legame con i consumatori. L’esperimento, ancora in fase iniziale, potrebbe diventare un modello per altri operatori del settore che cercano di coniugare efficienza operativa e partecipazione attiva del pubblico.